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Il Maestro Turrà scrive :
Ai miei ragazzi . . .
Mi ha fatto molto piacere leggere le lettere inviate da Samuele e Marco.
Questo dimostra , se ancora se ne sente il bisogno , che noi siamo una Scuola.
Ho sempre predicato ed insegnato il Karaté e non karate , questo spero sia chiaro a tutti.
Partiamo dal fatto che non c’è stata nessuna discussione ma un semplice scambio di opinioni e per me rappresenta qualcosa di molto importante perché dimostra in maniera inequivocabile che quando dico qualcosa non lo faccio per demagogia ma perché è effettivamente quello che sento e che trasmetto , in poche parole fare Karaté significa anche essere coerenti sempre e comunque.
Vorrei precisare che le apparenti contrastanti opinioni di Samuele e Marco sono il frutto di percorsi diversi e di caratteri altrettanto opposti, ma i loro scritti sono dettati da un fattore comune , entrambi amano il Karaté in maniera esemplare.
Caro Marco , abbiamo affrontato tante battaglie insieme e quasi tutte vinte, capisco l’aspetto focoso dei tuoi 18 anni , e ho afferrato perfettamente quello che tu vuoi esprimere, anche perché ti conosco da 14 anni e qualcosina l’ho capita di te.
Non credo che siano in discussione metodi di insegnamento o di allenamento , perché se così fosse oltre a mettere in discussione la Storia , finiremmo per spazzare via quello che siamo e come ci siamo arrivati.
Fare Karaté va oltre le medaglie , i trofei e le effimere glorie , ho sempre ripetuto a tutti voi che il Karaté è un modo di vita.
Noi non siamo una Scuola che fa come obiettivo principale l’agonismo , anche se dobbiamo essere sinceri , le gare ci hanno portato notorietà e considerazione.
Tutto questo però è dovuto al fatto che siamo sempre stati fedeli al Do.
Cari ragazzi vorrei che voi non dimentichiate mai questo che è il principio fondamentale senza il quale tutto assume un altro aspetto.
Io in questi anni ho sempre cercato di trasmettervi il fantastico mondo delle Arti Marziali senza contaminarvi da tutte le cose negative che gravitano attorno e che con esse non hanno nulla a che fare, essere coerenti significa seguire il Do sempre e comunque , anche quando non capiamo il tratto di strada che stiamo facendo ma avendo chiaro dentro di noi la meta ed il valore nel raggiungerla correttamente.
Fare il Maestro può essere paragonato, con le dovute cautele al ruolo del genitore, è la figura che ha il compito di indirizzarvi nella Via, non deve essere il più bravo o quello capace di sconfiggere dieci avversari contemporaneamente, io ho sempre ripetuto che il Maestro deve formare il proprio allievo sia nel corpo che nello spirito.
Il mio metodo di insegnamento è sempre stato sotto la lente di ingrandimento anche dagli addetti ai lavori , quelli che vivono di karate me ne hanno fatto sempre una colpa soprattutto perché ha rotto certi luoghi comuni e alcuni schemi già acquisiti, ma queste sono cose che ho cercato di tenere lontano dalla vostra crescita e le conseguenze le ho sempre pagate in prima persona.
È vero , io ho le mie idee che sono diventate le idee della Scuola , ma vorrei che voi non dimenticaste che sono state queste idee a rendere la Scuola grande e fare di voi Karateka imitati ed ammirati, quindi il Do è giusto , non perché io mi ostino a predicarlo ma perché la Storia , la mia Storia e soprattutto la vostra Storia dice cosi.
So perfettamente che se dedico le mie lezioni a ripetizioni estenuanti di Katà o allenamenti faticosi di Kumitè ottengo una squadra formidabile in campo agonistico, ma questo non è il mio Do.
Mi dispiace ragazzi ma il mio Karaté non è questo, io non voglio da voi vittorie che farebbero crescere la mia importanza nelle varie federazioni , il mio obiettivo è quello di avere una scuola coerente con la Via, che non deve scendere a compromessi per poltrone o titoli da sbandierare in giro, io non faccio questo , mi dispiace.
Se tornate indietro nella nostra Storia noterete che tutto questo lo abbiamo attuato sempre , anche a discapito di medaglie e trofei.
Ho sempre ritenuto, ripetuto ed attuato quello che ho insegnato a voi, beccandomi critiche da ogni dove, ma per essere coerente soprattutto con me stesso sono sempre andato avanti per il Do, ed io credo , cari ragazzi , che se voi amate cosi tanto il Karaté e lo vivete in questo modo traendo beneficio soprattutto come persone, ebbene questo è dovuto alla coerenza tra le idee e la realtà.
Nel corso degli anni si sono succeduti centinaia di allievi nella Scuola , ma il Do è rimasto sempre lo stesso, nonostante parecchi di loro hanno lasciato perché non avevano capito lo spirito.
Ho sempre ritenuto che ogni individuo della Scuola è importante, ma tutti, io compreso, dobbiamo seguire la Via , cercando di lavorare per capire la vera direzione.
Gli aspetti puramente tecnici che avete citato è opportuno che io ve li spieghi in palestra, vorrei solo dirvi che eseguire con espressione diversa un katà non significa farlo diversamente, a tal proposito vorrei ricordare la frase che ho messo in primo piano sul nostro sito, che assume particolare importanza anche in ciò che stiamo dicendo, il Karaté come il Katà può variare nella sua forma esteriore ma la sua natura rimane immutabile, quindi cari ragazzi, il messaggio che voglio darvi e che forse pretendo (sbagliando ma questo sta a voi dimostrarmi il contrario) che anche voi diate in sede di gara, è che ognuno ha il proprio modo personale di esprimere la natura del nostro Do , ma il Do rimane sempre lo stesso , sia con la gamba alzata che con una pausa in più.
Voi dovete portare, attraverso le vostre interpretazioni, l’idea unica della Scuola, è per questo che non ha importanza il modo ma quello che trasmettete.
Il Karatè, il vero Karaté deve essere universale, valido per tutti altrimenti perde la sua bellezza e la sua grandezza.
La mia idea fin da quando siete entrati ancora lattanti in palestra è sempre stata quella di fare di voi dei grandi Maestri , per i campioni lascio volentieri il compito ad altri.
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