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Ciao Valerio

 

Il Maestro Turrà scrive :

Ciao Valerio, prima di tutto ti chiedo scusa per il forte ritardo nella risposta alla tua lettera.
  Purtroppo le meraviglie della tecnica ci semplificano la vita ma a volte fanno le bizze come il mio computer, e quindi mi è stato difficile risponderti.
  Sono rimasto colpito dalla profondità di quello che hai scritto e capisco i tuoi pensieri filosofici perché mi accompagnano ogni giorno. Complimenti !!!
  Innanzitutto vorrei dirti che il Karaté va vissuto in maniera semplice, troppi grovigli mentali o ricerche forsennate di aspetti reconditi non fanno altro che rendere il nostro cammino ingarbugliato.
  Dicevo tempo fa ad un amico comune che , non esiste la tecnica senza il pensiero ed il pensiero trova la sua espressione nella tecnica.
  Scomodando Sun Tzu e l’Arte della guerra , dobbiamo capire che ogni cosa che l’uomo fa è sempre rivolta alla continua ricerca di se stesso, nella frase che hai citato il problema non è se vinciamo o perdiamo , ma quanto riusciamo a conoscere noi stessi e quanto è profondo il cammino che facciamo nel nostro do.
  Ci affanniamo tanto per ricercare la Via, magari tante persone ne parlano senza nemmeno fermarsi a riflettere , ma il Do . . . quella Via che tante volte nominiamo si trova dentro di noi , il percorso è interno . . . capisci adesso Sun Tzu ?!
  Il Karate ni sente nashi non significa  “non combattere” ma ripudio della violenza, rispetto dei valori  , il combattimento non sempre indica violenza e . . .  il Karaté non è violenza . . . anche quando combattiamo se usiamo il Karatè.
  Voglio rassicurarti , carissimo Valerio , che alla conoscenza piena del Karaté purtroppo non ci si arriva mai , significherebbe aver finito di capire l’essere umano.
  La cosa bella del Karaté è che per esistere non ha bisogno dell’avversario, prova a pensare ai Katà.
Il Karaté non ha bisogno dell’avversario per esistere, il combattimento non è contro avversari fisici ma contro le mille e mille difficoltà che la crescita del nostro Io incontra lungo il percorso del Do.
Per quanto riguarda il Verbo, hai ragione non esiste nel Karaté , esiste il Do , ma più vai avanti nella Via (vedi concetto di Via e Do espresso sopra) e più ti rendi conto che quel che pensavi fosse un percorso personale non è altro che il cammino che ti ha fatto fare la conoscenza di ciò che hai coltivato dentro di te , che è molto più grande di te e quindi non personale.
  In breve, chi effettivamente segue la Via , ad un certo punto si accorgerà che tutto quello che ha imparato non è personale, il Karaté che ognuno si fa a proprio uso e consumo è solo figlio di non completa conoscenza, e purtroppo la grande zavorra che questa bellissima Arte si porta dietro è proprio l’opera di tanti predicatori che non conoscendo la materia si costruiscono un “ karate personale “ diffondendo solo fumo negli occhi.
  Io paragono spesso il Karaté alla matematica, sono entrambi grandi perché sono universali , 2+2 fa per tutti 4 e nagashi significa non trovarsi la dove il colpo arriva , entrambe le cose non sono personali e quindi valide per tutti.
  Quindi vorrei dirti che non è impossibile raggiungere tutto questo , e difficile hai ragione , ma ti dico come ho sempre detto ai miei allievi “ . . . chiediti sempre il perché , e ricerca il come.”
  Se riesci ad avere le capacità di chiederti il perché e la forza di ricercare il come , allora sarai sulla buona “Via”.
  Nel salutarti ti do il consiglio che ultimamente mi capita spesso di elargire :
ama il Karaté senza condizioni , senza grovigli mentali , nella maniera più semplice ed onesta possibile , e lui ti svelerà i suoi grandi segreti . . .