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A Sara........ e non solo

 

Il Maestro Turrà scrive :

A Sara . . . e non solo.

Cara Sara , anche io , sembrerà strano , sono un essere umano , fatto di emozioni , poche virtù e tante debolezze.
Il mio ruolo , come dico spesso, non è facile , devo cercare di essere sempre equilibrato e seguire quel Do in maniera univoca per poter indicare con certezza e senza nessuna titubanza la Via a voi allievi.
Non sono qui a spiegare il mio ruolo, la mia figura o il mio metodo , ma vorrei dirti che capisco benissimo il tuo sfogo.
Devo confessarti che quando andate sul tatami per affrontare una gara o sostenere un esame è come se fossi io a farlo, quindi la mia partecipazione a quello che fate è totale.
Non ricordo di averti rimproverata , non mi hai mai visto rimproverare qualcuno, sapevo quanto tu ci tenessi a questa gara ed ho immaginato la delusione , ma se ricordi bene ho cercato di sdrammatizzare come ho fatto con gli altri per tirarti un pò su.
Il concetto No Mente è un qualcosa che io stesso sto imparando adesso , figuriamoci se lo pretendo da voi, quello a cui mi riferivo , e tu lo sai , e quel darsi una giustificazione precauzionale , questa “malattia” purtroppo non colpisce solo te, ma molti nel nostro Dojo.
Ho visto molti miei allievi comportarsi esattamente come te prima di salire sul tatami ed è una cosa che se l’uomo Paolo può capire perfettamente, il maestro deve trovare il modo per farvela superare, deve farvi capire quello che non va bene e quello che va bene , senza cullarsi sui motivi , ma affrontarli e cercare di superarli.
Non è questione di metodi , è che il maestro serve per farvi da guida, deve essere fermo e convinto per potervi dare un punto di riferimento, pronto a dirvi sempre le cose con la massima sincerità senza trovare scuse o scusanti, non  deve essere una spalla su cui piangere ma due spalle su cui reggersi, guardando le cose sempre con estrema serenità.
Vi ho sempre detto che non bisogna prendere scuse come , l’arbitro ha sbagliato o quella è meno brava di me e non si meritava quel piazzamento, ero emozionato , mi faceva male la gamba ecc. ecc.
Noi dobbiamo dare sempre il meglio di noi stessi , in qualsiasi situazione , soprattutto quando sappiamo di valere qualcosa, questo vale non solo nel karaté , ma in tutto nella vita.
Non sarei un buon maestro se io tirassi fuori le vostre debolezze o le vostre paure , devo sempre farvele notare affinché voi le affrontiate in maniera serena per poi superarle.
L’altra sera vi ho detto che se Paolo può essere il vostro migliore amico , il maestro non lo è , non lo deve essere, l’amico può essere vostro complice anche nelle cose che non vanno, il maestro deve essere una guida, una persona su cui si deve contare in maniera onesta e sincera, deve insegnarvi a seguire la Via , deve essere un punto di riferimento , che a volte fa delle cose che non accettate , deve saper dire di no quando serve, deve farvi notare quando c’è qualcosa che non va ed aiutarvi a superarla, deve educarvi , ed educare non significa comportarsi da amico, ma fa tutto solo per un semplice motivo , perché vi vuole bene e ci tiene a voi, esattamente come dovrebbe fare un genitore.
Mi è piaciuta la parte finale della tua lettera perché parli al plurale, del gruppo, dobbiamo prendere forza dal gruppo , non perché agglomerato di persone , ma perché è un’idea che va avanti che cresce e che deve essere univoca , senza personalismi e protagonismi.
Se l’idea va bene , il gruppo cresce e noi dobbiamo sentirci parte fattiva di tutto questo, traendo la forza necessaria e offrendo ognuno di noi quello che siamo capaci di dare. Fate sempre che alle belle parole seguano i fatti.
Cullarci non serve, bisogna trovare la forza di affrontare i nostri “non va” e vincere , senza se e senza ma, questo ci deve insegnare il karaté , è per questo che io lo trasmetto, questa è la vittoria più bella nel tatami della vita.