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A Chiara

Il Maestro Turrà scrive :

 

Chiara , quando sei arrivata , più che una karateka sembravi un pulcino impaurito, quel tuo modo di fare cosi educato e quei tuoi occhi grandi che cercavano solo comprensione, hanno fatto si che tu suscitassi subito sentimenti di affetto.
  La prima cosa che ha colpito tutti , me compreso, è stato quel modo bellissimo di tirare i calci, mi sono detto: ecco un’altro bel albero da far venire su.
  Ma con il passare del tempo e conoscendoti meglio ho capito che avevi bisogno di un maestro che esaltasse le tue doti umane, poiché quelle tecniche forse erano state “sfruttate” abbastanza, se bene o male non è nel mio stile dirlo.
  Voglio farti notare che scrivi molto bene e dovresti credere di più nelle tue capacità , la scuola è fondamentale alla tua età e ti da modo di crescere e valorizzare te stessa.
  Dai il giusto valore alle cose, ed ogni cosa darà valore alla tua persona.
  Quando io chiedo qualcosa ai miei allievi è perché so che possono farlo, che hanno dentro l’energia necessaria, per questo a volte sembra quasi che impongo , ma ti garantisco che si tratta di uno sprono, come dare la forma a dei bonsai.
  Non è vero che non hai capito niente del karaté.
Il karaté non si deve capire, si deve amare, solo allora lui ti amerà e ti svelerà la sua bellezza.
  Quello che hai scritto nell’ultima parte della lettera è stupendo !!!
Se penso che una cosa piccola come il karaté possa essere in qualche modo accostato all’amore che lega un padre alla propria figlia . . . mi vengono i brividi . . . sono felice . . . sono veramente felice. . .
 . . . E tutto quello che faccio ha un senso.

Grazie a te Chiara , perché se quello che tu mi dici è vero . . . allora oggi mi sento una persona migliore.