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A Luca |
Il Maestro Turrà scrive :
Caro Luca , comincio col dirti che la tua lettera è bellissima . . . racchiude tutto il nostro karaté e leggere quelle parole messe una dopo l’altra che snocciolano il nostro modo di fare , praticare ed essere Arte Marziale mi fa star bene.
Non nascondo il piacere nel vedere che esponi anche dei quesiti importanti e legittimi ai quali cercherò di rispondere in modo esauriente.
Ti invito a rileggere la tua lettera, noterai che in modo nascosto sei proprio tu a rispondere ad essi e questo mi fa notare ancora di più qual è realmente il mio ruolo, far fiorire il seme che ognuno di voi ha dentro.
Leggendo quello che hai scritto appare una profonda conoscenza di cosa è un’Arte Marziale e sono rimasto colpito per come sei riuscito ad esprimere concetti fondamentali con parole che nemmeno io riuscirei a trovare, quindi il mio modo di comunicare il karaté ha fatto si che tu apprendessi molto ed il tuo spirito abbia avuto modo di formarsi aldilà del riuscire ad eseguire una tecnica o meno , da come dici di vivere il karaté noto che il mio primo ed essenziale obiettivo è stato raggiunto.
Comincio col dirti che sono parecchie le cose che vorrei cambiare in un battito di ciglia, ma ciò non è possibile e non sarebbe nemmeno costruttivo, poiché si deve fare un cammino per la crescita e tutti , io compreso, siamo coscienti di questo.
Ho avuto spesso modo di dire che educare all’Arte Marziale è la cosa più importante e nello stesso tempo più difficile,non si può sperare di “fare” buon karaté se non si conosce il karaté, il nostro dojo è bello perché è un luogo dove ognuno esprime quello che ha dentro , non solo con il kumite o il kata, io stesso vorrei avere a disposizione venti ore a settimana ma ciò non è possibile e poi ho provato a fare lezioni extra ma pochi sono intervenuti, bisogna rispettare certi equilibri e saper tirare fuori il massimo dal poco che mi è concesso.
Ricorda che il vero maestro deve pensare per tutti e per il bene di tutti, insegnare bene significa saper cogliere quali sono in quel momento i reali bisogni dei propri allievi, anche quando loro non riescono a percepirlo, anzi il maestro serve soprattutto a questo, è solo una guida e colui che deve vedere un po’ in là rispetto a tutti, quindi il parlare in certi momenti è indispensabile per continuare a seguire in modo corretto la Via.
Tu sei sempre stato nel nostro dojo e quindi non avendo paragoni tutto quello che accade può essere scontato, prova a chiedere ai ragazzi che si sono uniti a noi ultimamente e che provengono da altre esperienze, il loro entusiasmo ed il loro stupore nel dire “ fino adesso che abbiamo fatto . . . “ deriverà da qualcosa.
Quando dico che non bisogna essere egoisti e più si ha più si deve dare, bisogna anche ricordare che non si deve essere egoisti nemmeno nel ricevere.
Per quanto riguarda leve ed altro , ricordo che il bagaglio tecnico del wado ryu è enorme, ed è mia intenzione trasmetterlo in toto ai miei allievi, certo il percorso è lungo e difficile ma nella vita qualunque grande obiettivo non si può raggiungere senza impegno e lavoro costante.
Seguendo con attenzione le lezioni si capisce che tutto il lavoro che facciamo è rivolto alla piena conoscenza di noi dal lato fisico a quello mentale , io ritengo che nessuno dei miei ragazzi abbia aria tra le dita anzi hanno tra le mani una conoscenza del karaté che molti invidiano.
Il kumitè , tanto richiesto e motivo di scontro da parte mia con genitori ed allievi.
Il karaté paradossalmente non significa scontro, lotta o menare il cattivo di turno, il combattimento è l’ultima fase sia nello studio che nell’applicazione, non può essere affrontato come mezzo per scaricare l’aggressività o per sudare di più.
Ognuno di noi deve imparare il karaté per non avere bisogno di combattere.
Non dobbiamo mai pensare che quando arriviamo a prendere la cintura nera diventiamo di colpo guerrieri ed imbattibili, il karaté non è questo.
Certo è anche vero che un po’ di scambi sono utili, ma se non attraversiamo la via della conoscenza nel karaté non servono assolutamente a nulla.
Per quanto riguarda i kata , non si tratta di mettere tutti in fila per tre col resto di due, i kata sono uno strumento formidabile sia di pratica e di conoscenza e sarebbe errato dividerli per importanza o numerazione.
Io personalmente non guardo i kata come primo, secondo o superiore , ogni kata è importante perché fa parte di uno stesso disegno, se il karaté è il percorso della Via , non si possono prendere scorciatoie , bisogna lavorare sempre con impegno e dedizione su tutti gli strumenti che il karaté ci mette a disposizione.
Ti faccio una confidenza, io ho sempre visto il pinan sandan come un kata inferiore, ma negli ultimi tempi con la pratica e lo studio mi sono accorto che racchiude in se cose ed aspetti bellissimi e fondamentali del nostro karaté.
Non bisogna amare o praticare solo i kata che ci piacciono o che ci danno punteggi alti alle gare, io dato che consideravo il pinan sandan inferiore, solo perché non lo amavo come gli altri e non mi sono mai soffermato a studiarlo, mi sembrava inutile praticarlo ed invece era solo il problema che non lo conoscevo bene, cosi è come tutti i kata , bisogna conoscerli a fondo per capire veramente il messaggio che ci danno.
Vorrei aggiungere che non c’è un kata per le cinture gialle ed uno per le nere, esistono solo i kata in un unico studio perché è il percorso della Via nel karaté.
Io cerco sempre di trasmettervi la vera essenza del karaté, sono cosciente che molte volte i miei allievi non riescono ad individuare la meta imminente di quello che facciamo, ma il mio compito è quello di trasmettervi il karate e guardare oltre il momento attuale, certo che domani arriverete alla coscienza di un qualcosa che oggi non riuscite a spiegarvi.
Sono tante le cose che bisogna migliorare, sono d’accordo con te, ma cerchiamo di partire dalle tantissime cose che funzionano, come ad esempio partecipare alle iniziative della Scuola, sono momenti fondamentali dove ognuno di noi cresce e fa crescere i compagni, altrimenti tutto quello che diciamo rimangono parole sterili.
Avrei tante altre cose da dirti, ma se ci sarà occasione credo che sia più costruttivo farlo nelle lunge e noiose chiacchierate in palestra. |
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